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Caricamento Eventi

Sabato 28 settembre, ore 15.00
Piazza Kennedy
Art & City Walk
In cammino tra l’arte contemporanea con Danilo Montanari e Marcello Landi


Una guida all’arte contemporanea in città attraverso le opere pubbliche. Dal Grande ferro R di Alberto Burri ai Gorilla di Davide Rivalta, al cavallo di Mimmo Paladino.
La rappresentazione pubblica dell’arte in una città è spesso legata a eventi e celebrazioni storiche. Ne sono facile testimonianza le centinaia di statue di Garibaldi che occupano le piazze del nostro Paese. Le cose cambiano un po’ quando si parla di “arte contemporanea”, per convenzione l’arte dagli anni Sessanta del secolo scorso ad oggi.
In questi ultimi cinquant’anni, infatti, non vi sono stati eventi che la memoria collettiva potesse celebrare al di là dell’emotività del momento. Questa contraddizione appare più evidente nelle città d’arte, laddove il confronto con eccellenze universalmente riconosciute intimidisce la progettualità artistica.
Il viaggio nel patrimonio artistico contemporaneo è comunque più vasto di quanto si possa pensare. Limitandoci all’outdoor il Grande Ferro R, una delle  pochissime fruibili dal pubblico, perché Raul Gardini grazie all’aiuto del curatore d’arte Francesco Moschini, convinse il grande artista a donare l’opera monumentale in cambio di un sostegno decisivo per la ristrutturazione degli essicatoi del tabacco a Città di Castello dove attualmente è ospitata la Collezione Burri.
Discorso analogo per l’opera di Nicola Carrino che gli architetti Carlo Sadich e Francesco Moschini chiamarono a compendio della ristrutturazione del Palazzo del Mutilato di Piazza Kennedy.
Felici sono da considerarsi in questo senso le opere del giovane scultore bolognese Davide Rivalta: i gorilla del palazzo di Giustizia, le Bufale mediterranee nel prato antistante S. Apollinare in Classe e i Lupi all’interno del Museo Nazionale di S. Vitale. Sempre nell’atrio del medesimo edificio la scultrice Mirella Saluzzo, artista ravennate di adozione, ha installato una delle sue grandi strutture di metallo.
Un’opera poco visibile perché coperta dagli alberi nella rotonda Piazza D’Armi è stata realizzata da Gianni Gori in memoria dei caduti della Mecnavi.
Anche il mosaico ogni tanto prova a confrontarsi con il nostro tempo: di fianco a Porta Adriana, si trova un monumento a ricordo dell’ex sindaco della città Pier Paolo D’Attorre. L’opera progettata da Matthias Biehler è stata realizzazione da Luciana Notturni. Ancora mosaico nella monumentale fontana Ardea Purpurea del mosaicista Marco Bravura realizzata nel 2004 a seguito di quella eseguita per Beirut in correlazione con le vie dell’Amicizia di Ravenna Festival. Lo stesso autore si ripropone con la Rotoballa, esposta in un primo momento nei giardini del complesso di S. Vitale e ora collocata nello spazio antistante la Loggetta Lombardesca, raro esempio di mosaico contemporaneo.
Fiumi di tessere al Parco della Pace, un progetto realizzato nel 1988 con otto artisti di grande livello: Jerry W. Carter, Margaret L. Coupe, Josette Deru, Alexandr Kornooukhov, Edda Mally, Mimmo Paladino, Claude Rahir, Bruno Saetti.
Paolo Racagni, che  insieme a Bravura, Landi, De Luca e Nittolo è tra  i più riconosciuti artisti-mosaicisti, ha realizzato l’Onda del Museo Archeologico di Classe, oltre ad alcuni interventi in case  private e nella rinnovata Piazza Unità d’Italia.
L’arte contemporanea è anche sui muri della città: sono alcune decine gli artisti, alcuni di livello internazionale – da Invader a Ericailcane a Kobra –, presenti su palazzi e opifici abbandonati.

 

Domenica 29 settembre, ore 9.30

Fabio Fiori | dal libro alla sabbia
L’odore del mare
Lungocosta dalla Foce del Lamone alla Foce dei Fiumi Uniti (km 18)

“Camminando lungo le rive facciamo esercizio fisico e spirituale. Esercitiamo il nostro corpo, rapiti dalla bellezza del mare. Educhiamo la nostra sensibilità, incantati dalla magnificenza del mare. Al ritmo delle onde accordiamo quello del nostro cuore. L’odore del salmastro è sostanza stupefacente.”
Chi ama il mare vuole ascoltarne la voce e vederne i colori. Ma vuole anche toccarlo, sentirne l’odore e, qualche volta, assaporare un po’ d’acqua salata. Perciò gli vuole stare vicino, camminando lungo le rive. Quelle mediterranee, dove ogni giorno rinasce Afrodite, ritorna Odisseo, riecheggiano le Nereidi. Andando a piedi sulla battigia, magari scalzi, è più facile incontrare il mito e comunque, breve o lunga che sia la passeggiata, è sempre un viaggio sinestetico. Il cammino lungocosta regala tutti i piaceri del mare, soprattutto in autunno, inverno o primavera, anche sferzati dal vento e dalla pioggia, oppure d’estate all’alba o al tramonto nel rumoroso silenzio delle onde. Momenti in cui il rapporto con il Mediterraneo è appassionate e sensuale, in cui l’attrazione per l’acqua diventa irresistibile. Il cammino allora s’interrompe per un tuffo o una nuotata, per poi riprendere con addosso l’odore del sale.
Passeggiare lungo le rive è un modo semplice e libero di “navigare”, ma anche di rivendicare la gratuità del mare, di quell’”Adriatico selvaggio” cantato da Gabriele d’Annunzio e Umberto Saba, che è il nostro mare quotidiano. Sulla riva ravennate dorata, come le sabbie delle spiagge, sulla riva ravennate candida, come le pietre delle dighe, camminiamo instancabilmente, per ascoltare il murmure, lì dove “si screzia in una dolce / ansietà d’Oriente”, rinnovando il verso di Eugenio Montale.


Giovedì 3 ottobre, luogo da definire
Incontro
Franco Masotti
Land Art, artisti in cammino
Vi sono artisti che camminano e altri che sono sedentari, pur avendo una immaginazione che sa andare nondimeno molto lontano e di buon passo. Cercheremo allora di capire se il camminare modifica la loro arte o se non addirittura riescono a fare del camminare stesso un’arte a sé. Ma poi vi è l’esercizio di uno sguardo necessariamente mobile, di un ascolto che si misura con il silenzio (anche se il silenzio non esiste…), per non parlare del rapporto con il paesaggio, che non vale solo per le arti visive, cinema compreso, ma anche per la musica o la letteratura, e non solo in termini descrittivi, ma anche formali. Nel corso di questa breve ‘passeggiata’ incontreremo scrittori come Robert Walser, W.G. Sebald, Patrick Leigh Fermor o Alexandra David-Néel, di musicisti come Erik Satie e John Cage, di fotografi come Ansel Adams, registi come Werner Herzog, filosofi come Rousseau o Walter Benjamin, land-artisti come Richard Long.
venerdì 4 ottobre
Darsena Pop Up
Francesco Careri, “Walkscapes. Camminare come pratica estetica” (Einaudi)

Respirare, gesticolare, muovere gli occhi, emettere suoni vocali, camminare… tutte cose naturali, per l’essere umano, e dunque automatiche, spontanee, istintive ovvero inconsce in senso lato, cioè delle quali non possediamo granché coscienza. Giustamente, d’altro canto, per come appunto siano gesti primari del nostro essere ciò che siamo e del vivere quotidiano che viviamo.
Eppure, dietro quel loro valore primario e ovvio si può celare qualcosa di ben più approfondito; qualcosa che ci riporta in modo diretto, e del tutto filosofico, all’origine stessa di ciò che siamo e della civiltà che abbiamo creato e sviluppato nei millenni. Il cammino, ad esempio: solo un semplice deambulare su due arti qui e là sulla superficie del pianeta? Oppure dietro la pratica del camminare c’è molto, moltissimo di più?
Domanda retorica, chiaramente – l’avrete senza dubbio capito nel momento stesso in cui ve l’ho posta e l’avete letta – e tuttavia dalle risposte molteplici, incredibilmente articolate e frequentemente sorprendenti, nonché illuminanti. Risposte che Francesco Careri struttura nel suo volume Walkscapes. Camminare come pratica estetica (Einaudi, 2006, prefazione di Gilles A. Tiberghien), arrivando addirittura a postulare che il camminare possa essere una pratica estetica, dunque per molti versi affine all’espressività artistica. Un’esagerazione? Niente affatto.

 

Sabato 5 ottobre
Chiusa di San Marco – Darsena di Città
A spasso sulla Lama

Il ‘naviglio’ della nostra città, anno dopo anno, si abbellisce presentando tratti dove il verde urbano e l’arredo consentono piacevoli passaggi e soste. L’attività quotidiana dell’associazione contribuisce con i sui percorsi a fare entrare questo bypass che attraversa il cuore cittadino nelle abitudini dei ravennati.

L’evento “A spasso sulla Lama” è uno dei momenti salienti e partecipati che consente l’attraversamento completo degli argini percorribili (l’80%) dalla Chiusa di San Marco alla Darsena di città con momenti di sosta e di festa in luoghi fortemente legati alla vita di questo canale: Kirecò, l’ex tirassegno e la Darsena Pop Up.

Il canale Lama è lo scolo principale di un comprensorio idraulico che si estende dall’area periurbana di Forlì e a quella a ovest di Ravenna. La sua storia è intimamente connessa alle vicende del Ronco e del Montone e a quelle della Chiusa di San Marco che riunisce i due fiumi nei Fiumi Uniti. La Lama venne riversata nel nuovo cavo di diversione per la creazione dei Fiumi Uniti tramite una monumentale chiavica, recentemente riabilitata. In previsione dell’interrimento del nuovo cavo fluviale fu realizzata, già nei lavori settecenteschi, la sotterranea di sottopasso alla chiusa, poi attivata nei primi anni del Novecento. L’Opera, che comportò l’escavazione del Lama alla sinistra del fiume fino all’attuale sfocio in Candidano, presso il Tiro a segno, vide anche la contemporanea chiusura della chiavica sull’argine destro del Montone. Tale manufatto, che in condizioni di magra del fiume Montone può ancora ricevere acque della Lama è stato riattivato in tempi recenti a seguito di un restauro conservativo che ne ha ripristinato il funzionamento idraulico, rispettandone il valore monumentale.
Domenica 6 ottobre
Pereo (Sant’Alberto)  – Villanova di Bagnacavallo
Sulle orme di San Romualdo
in collaborazione con Associazione Romagna-Camaldoli

Come ogni cammino anche quello dedicato a San Romualdo – tracciato nel 2012 da Trail Romagna e Cai di Ravenna – ha diverse ramificazioni. Nel percorso originario che da Ravenna raggiunge l’Eremo di Camaldoli passando da Faenza toccando testimonianze camaldolesi si inserisce a pieno titolo il tratto Sant’Alberto-Faenza.
La tappa inizia a S. Alberto presso l’argine del Reno dove sorgeva, su un’isola nella valle, l’eremo del Pereo molto caro a S. Romualdo. Nella chiesa priorale di Sant’Adalberto è da segnalare il tabernacolo neoclassico a forma di tempietto circolare con cupola le cui fattezze potrebbero rimandare alla chiesa originaria fondata da Ottone III per onorare i cinque fratelli di Querfurt martiri in Polonia.
Camminando lungo la via S. Alberto in direzione Ravenna si raggiunge la località S. Romualdo dove chiesa e strutture annesse rimandano ad una architettura di bonifica che richiama le casette camaldolesi e la forma delle basiliche ravennati. Sull’argine sinistro del Lamone si raggiunge risalendo la corrente la località Savarna con il museo etnografico sul lavoro contadino della Romagna “Casa Sgurì”. Poi la località di Mezzano per giungere poi a Villanova sede dell’Ecomuseo delle Erbe Palustri  dove si sosterà per un rinfresco. Da Villanova è possibile un adigressisone a Bagnacavallo per una visita al convento di S. Giovanni Battista fondato dai Camaldolesi nel 1394 e la famosa Pieve di S. Pietro in Sylvis (VIII sec. ). Per il 2019 la tappa si conclude quindi a Bagnacavallo per darsi però appuntamento al prossimo anno nel quel si percorrerà il tratto Bagnacavallo – Boncellino – Granarolo – Faenza per visitare poi la cripta della Chiesa camaldolese di S. Ippolito e la chiesa ove morì S. Pier Damiani biografo di S. Romualdo.
Si sta cercando di coinvolgere comuni e associazioni per camminare assieme ai migranti verso un mondo migliore e come segno di integrazione ed accoglienza
Un appuntamento che coinvolge corpo e mente, il camminare lento e la scoperta della natura e delle opere d’arte e del lavoro di uomini e donne, la storia, la gastronomia e la spiritualità romagnola.



Giovedì 10 ottobre
Incontro
Fabrizio Ardito
Sul Monte Athos
Il primo reportage italiano sul Monte Athos. A piedi tra sentieri e monasteri della Montagna Sacra: storia, spiritualità, paesaggio. Sul Monte Athos, all’estremità del “dito” più orientale della penisola Calcidica, la vita scorre, per molti versi, simile a mille anni fa. Un’isola di silenzio, spiritualità e preghiera che, da sempre, accetta sul suo territorio solo uomini come, secondo la tradizione, Maria avrebbe richiesto ai suoi primi eremiti. Monte Athos fa parte della Grecia e dell’Europa, ma è in realtà una piccola repubblica autonoma, governata dagli abati dei suoi venti monasteri ortodossi. Per il mondo ortodosso questo è il luogo sacro per eccellenza, e il pellegrinaggio ai piedi della Montagna Sacra – in greco, infatti, il luogo è detto Ághion Óros – è un rito di passaggio fondamentale per greci, bulgari, rumeni, serbi, macedoni e russi. Il reportage di Fabrizio Ardito, viaggiatore e camminatore, ci guida negli imponenti refettori affrescati o nel buio delle chiese durante la preghiera della notte, dove l’epopea di Bisanzio sembra ancora viva e vitale, o ci accompagna nelle mattine, silenziose e assolate, lungo le mulattiere che corrono tra le rocce e il mare della penisola. Fino alla vetta della Montagna Sacra che, vertiginosa piramide a picco sul mare, offre lo spettacolo incomparabile dell’intero Egeo settentrionale, con la costa dell’Asia Minore che fa capolino tra le brume in lontananza.
venerdì 11 ottobre
Incontro
Enrico Caracciolo
Matera, La città dei Sassi

Dal neolitico a oggi, per diecimila anni, Matera è stata continuamente vissuta e abitata: è l’essenza della pietra dove il vuoto è ricavato dal pieno e dove le leggi dell’architettura sono dettate da un’armonica confusione. Matera è vicoli, scalette, terrazzi, cisterne, campanili, archi, ballatoi, spicchi di cielo e percorsi aggrovigliati. Camminare, osservare, vivere Matera significa entrare in contatto con questo senso di infinito spaziale e temporale. In questa guida tutti i consigli per visitare i luoghi e conoscere le persone che raccontano la città con le loro arti, passioni, mestieri. Dal Sasso Barisano al Sasso Caveoso, attraversando il Piano, sostando nelle piccole botteghe dove si lavora la cartapesta e la terracotta, la ceramica e il legno, e passando per il Musma dove la pietra diventa arte pura. E poi osterie e ristoranti dove la città si racconta con profumi e sapori antichi dal pane di Matera dop ai peperoni cruschi, da leggendari latticini a piatti popolari come la pasta fatta in casa e la passata di ceci con cicoriette selvatiche.


sabato 12 ottobre
Finger Mosaico Food
Passeggiando alla scoperta del mosaico contemporaneo, dove l’arte si fonde con il gusto
Una passeggiata nel cuore della città, dove l’arte incontra il gusto

Il viaggio alla scoperta della Biennale di Mosaico di Ravenna è una passeggiata in città organizzata da Trail Romagna. Camminando assieme a guide d’eccezione si visiteranno le maggiori sedi espositive della Biennale del Mosaico e, per meglio comprendere il lavoro certosino che ogni artista compie per la realizzazione delle proprie opere, il percorso ci condurrà nelle botteghe dei più importanti mosaicisti ravennati.

Passeggiando tra opere d’arte contemporanea, esposizioni e laboratori artistici, giungeremo a degustare delle vere e proprie eccellenze culinarie create per rivivere il gusto del mosaico anche attraverso il palato. Infatti al termine delle visite guidate, si potranno assaporare assaggi di finger food: degustazioni pensate e create per celebrare l’opera del mosaicista e a ogni boccone, scomponendo il mosaico tessera dopo tessera, si potrà rivivere il lavoro che ogni mosaicista esegue nella realizzazione di una delle sue opere.


domenica 13 ottobre, 9:00
dalla Foce del Fiume Lamone –alla Cà del Pino attraverso le valli
Earthworks, tra terra e acqua
In cammino con il land artist Luigi Berardi

“Arte della terra” in questo marasma ecologico, l’uomo-sapiens, pur consapevole dei propri limiti di fronte al pianeta, continua a impiegare grandi energie e mezzi tecnologici per cercare un equilibrio insostenibile di fronte alla forza primordiale e senza tempo della natura.

L’artista, utilizzando spazi e materie naturali, tenta di creare un legame con Madre Terra ristabilendo una sintonia tra l’Uomo e il resto del mondo. “Arte ecologica” per esprimere, direttamente nei luoghi destinati,“site-specific”una “impronta” di “ri-conoscenza”.
La foce del fiume Lamone è una manufatto dell’uomo-bonificatore, alternativaa un delta naturale di cui il paesaggio vallivo a Nord di Ravenna conserva le tracce. Barene, dossi, dune … antichi tracciati che dal mare alle pinete creavano arterie vive di compensazione all’osmosi del fiume, creando nuovi paesaggi fra acqua e terra senza soluzione di continuità.
Cammineremo tra sentieri ritrovati, tracciati con materiali naturali, argille che diventeranno “forme -impronta”lasciate  poi  fluire dai mutamenti atmosferici per diventare col tempo memoria di un’“arte di comportamento”.

 

ITINERA ARTE E CAMMINO. Il programma ufficiale sarà on-line dal 1° settembre 2019!

 

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